lunedì 28 settembre 2015

I lunedì della poesia - Quadri 2


I coniugi Arnolfini
Ora il nostro matrimonio è completo.
L’artista ha aggiunto un terzo polo:
lui stesso, nello specchio centrale.
Finita l’opera,
il nostro amore resterà moltiplicato per tre,
con un nodo aureo non dato ai comuni sposi.
Quando ci baceremo,
lui sarà dietro gli specchi,
noi icone fuori dal tempo.
Già molto abbiamo appreso:
il dare e ricevere attraverso un solo punto,
la ricca geografia di due mani,
la storia che vi si accumula in pochi minuti.
Simile a un orefice,
egli ha tagliato per noi l’amore a tre facce:
due sposi, più un occhio che li fa Dei.

Ultima cena
Nella sala, in undici si agitano,
uno persino con un coltello.
Io, avvinto al sonno,
vedo il mondo dalle braccia del maestro,
non ho divisioni nei miei sensi.
Gli insegnamenti ultimi
e i rumori della sala sono uguagliati:
tutto scende sgranato dal grande petto,
battuto dai colpi del suo cuore.
Chi può avere pace,
senza un simile corpo a corpo?
Osservo il dramma dal lato rovescio,
quasi sotto il tavolo, dove gettiamo gli scarti.
Se mai racconterò questa sera,
parlerò del buio, la pulsazione,
la conoscenza giunta
attraverso ogni centimetro della mia pelle.

Il ratto di Ganimede
I passeggeri di carrozze
fanno l’effetto di gente senza destino, asservita.
Dalla strada vedi una successione di volti,
varianti d’una posa.
Il busto poco girato, gli occhi senza attrito.
Nessuno s’allunga
oltre la meccanica sedimentazione d’infanzia,
giovinezza, vecchiaia.

Vorrei dire all’aquila:
“Non impoverirmi,
lasciami trovare il cielo da solo,
passo dopo passo.
Se devo portare doni,
sia per la strada da me aperta”.

Eppure volo dentro al volo.
Chi mi prende alle spalle non può contenermi,
impossibile è rapirmi.
Il blu succede al rosso,
poi il bianco.
Sento dire “Bentornato”.

Vien dietro a me, e lascia dir le genti: 
sta come torre ferma, che non crolla
già mai la cima per soffiar di venti.

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