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lunedì 30 novembre 2015

I lunedì della poesia - Antro delle Ninfe


Vento improvviso
   arricchisce il cuore
      di una caverna

Invisibili
   nel buio crepitano
      ossa preistoriche

Mammut tacito
   con pazienza ripete
      "Il Regno è qui"

(Un gufo cieco
   mi fissa gli occhi: "Ora
      inizia a scappare")

(Antro delle Ninfe, Itaca 2014)

Le fronde onde s’infronda tutto l’orto
dell’ortolano eterno, am’io cotanto
quanto da lui a lor di bene è porto.

lunedì 9 novembre 2015

I lunedì della poesia - Il corridore di Maratona



1
Sono felice,
i sensi distesi sul piano,
il verde i fiumi il cielo
le mie spinte,
ad Atene trasmetterò tutto
– paesaggi ascese cadute,
già dissemino le parole affidate,
il mio messaggio non è un compito 
   – un regalo,
       la campagna mi giunge incontro,
foglie e insetti.

Ricordo l’inizio della corsa:
case involate nell’azzurro,
cristalli e polvere,
   la vita ricominciava altrove,
dieci cento metri più in là,
                  distintamente vedevo il giorno frangersi,
le ore ricomporsi in nuova forma,
   innumeri destini battere col mio
al fondo del viaggio.

Ora corro senza sosta,
avvicino le stelle alla loro meta,
con segno chiaro
le spighe approvano il viaggio
– Riavvolgo
lo scorrere della terra sotto di me,
so essere più grande della strada mancante,
tutto è già percorso,
ogni falcata un abbraccio.

C’è realtà alla fine,
i respiri un solo grande fiato,
prende nuova forma Atene,
esce dalla campagna,
portici e tende, tori,
la destinazione in ogni passo,
giungo al destino di ogni uomo:
ripetere
– finita è la corsa, trasmesso il messaggio,
ora un’altra ascesa.



Le fronde onde s’infronda tutto l’orto
dell’ortolano eterno, am’io cotanto
quanto da lui a lor di bene è porto.

lunedì 3 agosto 2015

I lunedì della poesia - Catena di haiku


il mare tocca
   la terraferma e le apre
      un sorriso

senza saperlo
   il bagnante cammina
      dentro la gioia

Vien dietro a me, e lascia dir le genti: 
sta come torre ferma, che non crolla
già mai la cima per soffiar di venti.

lunedì 13 luglio 2015

I lunedì della poesia - Un haiku


Bosco di tigli -
   nei miei stessi respiri
      io cammino


Poi pinse l'uscio a la porta sacrata,
dicendo: “Intrate, ma facciovi accorti
che di fuor torna chi 'ndietro si guata”.

lunedì 29 giugno 2015

I lunedì della poesia - Canto


CANTO

I
Le cose sospese nel quadrato del cielo
Aumentale
Diminuendo te stesso
Il toro non lo devi imbrigliare Ma guardare
Così cambierà colore
e la sua temperatura ti guarderà A sua volta

Osserva
E trapassa le cose di te che non vogliono cambiare
Fissa l’equilibrio del tuo oggetto Tra la destra e la sinistra
Àncoralo a quel contrappeso che sei tu
Permettigli di dondolarti avanti e indietro

Guarda
E rendi rotonda la terra Davvero


II
Guarda
Ma come il mondo che
Completato il giro
Torna al punto di partenza

O come se potessi spingere quello che vedi dentro l’orizzonte

Fa’ rosseggiare ciò che mentre cammini
invisibile ti segue
Sii presente

Ausculta il suolo su cui fai leva

Rotazioni minime del pianeta
ti espongono ad altre stelle

Ogni passo ti aumenta
Monumenti all’attimo
I tuoi respiri


III
Apriti al tuo volto
Uova girano silenziosamente su se stesse Bevendosi
Non ha senso essere presenti senza un cielo
-L’uomo ha la possibilità della Presenza perché esiste il cielo-
Tutte le lezioni ci vengono dalle nuvole
A ogni istante puoi salire sulle spalle del giorno intero
Le ere hanno ordito una trama per arrivare sin qua
Ti espandi dentro al suono
L’ascolto di dio è silenzio in te
I gabbiani tagliano un grande sorriso nel cielo


IV
La punta del vento ha
molte spiegazioni
L’uomo ha bisogno di uno scopo?
È il luogo cui tende il vento

Piano guardandoti in giro Riemergi
dagli oggetti cui ti sei ceduto in immaginazione
Tu hai la terra Il vento
Paesaggi innumeri
Guarda questo luogo anzitutto col modo in cui cammini
Non con gli occhi: con l’espirazione
Sposta lo sguardo di qua Di là Come travasando una pianta

(Quando davvero riposerai
Tutto Intorno a te
Diventerà terra)


V
Tu esplodi e
l’onda d’urto s’arresta nel viso
Luccichio
Il volto al corpo Come la costa al mare
I tuoi lineamenti terminano un’onda lontana

Quando innalzi il cuore a dio
Passi per il viso

Questo istante di gioia
ne riavvia un altro Di una vita passata
Sei più grande
di ciò che è limitato a questa esistenza

Uomo vasto
Contieni tutto il tuo respiro


Ciò ch’io vedeva mi sembiava un riso
dell’universo; per che mia ebbrezza
intrava per l’udire e per lo viso. 

lunedì 22 giugno 2015

I lunedì della poesia - Zalongo 1803, 6-10


6.
Tutta la vita è una preparazione
alla morte? Una preparazione
al momento successivo, piuttosto.
Non mi faccio mancare alcunché:
ferme nella mente le sensazioni
degli abiti sulla pelle, blocco
un pensiero e l’avvolgo all’indietro,
in ogni cosa estrema lentezza.
Allungata in questa contemplazione
anche il carnefice è orma dell’amore,
dato naturale che m’attraversa,
registrato e subito tramutato
in soffio di dolcezza.

7.
Sono piena dei respiri degli altri.
Volevano una moglie, una madre:
tutto ho accettato. Nel ruolo prefisso
sono entrata muta. Pure nessuno
può dire: “Il sole sulla tua pelle
è un mio dono, viene da me
l’espansione che vivi'. Mia e solo mia
è l’anima aumentata dal sole,
il fuoriuscire in passi di danza,
l’essere che sale a ogni commozione.
Di fatto, io sono un desco imbandito,
chi s’avvicina potrebbe sfamarsi,
ma tutto ciò che mi hanno chiesto
è stato un ruolo sociale, rassicurare
della loro scelta altre mogli e madri.

8.
Quando fuori tutto si muove appena,
ma dentro sono porte che si aprono,
soffi, espansione di pareti
che nemmeno conoscevo; o quando
nulla è interiormente e l’esplosione
avviene all’esterno, nessun occhio
trattiene la danza: di entrambi
i momenti ho bisogno, caricarmi
e poi svuotarmi, lasciar andare
l’aquilone ma tenerlo a una corda.
Continuamente muto di segno,
due ali, inspiro ed espiro.
Che oggi si possa morire non cambia:
è un momento come tutti gli altri,
sforzo, abbandono, contemplazione
- nulla.

9.
Uno sfondo epico. Il cielo nero,
tuoni, noi con il cuore lucido.
Come non avvertire gratitudine?
Sotto l’acqua, davanti ai soldati
io danzo. Non c’è bisogno d’altro
che della sensazione della pioggia
esser presenti. Sono uno strumento
musicale, l’odore di bagnato
estrae da me suoni di muta estasi.
Nessun merito in particolare
o azione volta a un fine, eppure
tesori su tesori, inondazioni.
Non so perché.

10.
Alla fine d’un giorno di lavoro
il corpo è pronto: ha l’energia
per danzare. Nel tempio o in piazza,
il culmine della giornata. Fiotti
nuovi d’energia, come se il lavoro
fosse stato un modo di caricarsi.
Da dentro una forza spinge, tira,
dolcezza inesauribile. Celebro
la stanchezza, il corpo vigile e teso
come una corda di violino.
Alla fine d’una vita in presenza
l’anima è pronta: ha l’energia
per guardare, iniziare la sua danza.

Ciò ch’io vedeva mi sembiava un riso
dell’universo; per che mia ebbrezza
intrava per l’udire e per lo viso. 

lunedì 8 giugno 2015

I lunedì della poesia - Zalongo 1803, 1-5


A Zalongo in Grecia, nel 1803, cinquantasette donne, danzando e tenendosi per mano, si gettarono in un precipizio pur di non essere fatte prigioniere dal nemico.

1.
L’ultima cosa che di me vedrete
sarà uguale alla prima, identici
schiena e petto, tra testa e piedi
lo stesso peso. Muoio danzando
per non restare indietro, parziale,
come chi vive in due luoghi diversi.
Nessuno qui passando mi ricordi,
prenda a imitarmi e smarrisca se stesso.
Davvero pensate che i proiettili
mi penetrino, cavino il mio guscio?
Guardate come già tutto da me esce:
questo verde, il blu cinereo. Pure
non è possibile aggiungere nulla.
Anche la morte voglio usare
per aumentare il mio essere.

2.
Nella mia danza non c’è un prima,
un dopo, passi in successione.
Mai ho danzato di fronte a un pubblico,
ma loro sono i miei assassini.
Non gente che entra ed esce: uomini
legati a me per l’eternità.
La porta che ora aprono, a lungo
ancora sbatterà, da noi e da loro.
Innanzi a questa gente intensa, ferma
dentro un mirino, spoglio la mente,
cedo tutte le cure disattente
e m’abbandono alle sensazioni.
Sono piena di cielo.

3.
In questa paura prendo rifugio.
Non mi faccio mancare alcunché:
tengo nell’occhio, e offerti nei palmi
come un tesoro, il fiato spezzato,
il corpo armato e i denti bellicosi.
Questo sono, questo condivido:
e già osservando, comincio a mutare.
Tu che hai interrotto la tua danza,
mi hai abbracciata: il limite e la paura
sono solo miei o tuoi;
il silenzio e la pienezza, di entrambi.

4.
A volte è utile questo:
quando l’ansia mi offusca, cieca -
contraddirmi, essere musicale.
Mettere a contrappeso una danza
lenta, d’una donna che non sono io.
Quasi immobile lasciarmi colmare,
un’energia più vasta di me.
Ieri in queste occasioni sbandavo,
il passo era più lungo della gamba.
Ora le mie sorelle mi ancorano,
una per mano tirano da me
la nota opportuna. E solo adesso
posso dare questo grande accordo,
perché non sono ordinaria, lenta:
ora tesa, in tumulto, sostenuta;
ora strumento di un’orchestra.

5.
L’erba e non altro detta la mia danza,
mi trasferisco alla pianta dei piedi,
è come accolgo il vento nella mente
a determinare i nuovi passi.
Sapete che nella danza la musica
è solo un suggerimento: il vero
dispiegarsi si fa in silenzio
- prima trovo me stessa, poi accetto
proposte. Increduli ci guardate,
“Fuori di senno, indemoniate”,
pure anche voi, ignari, state danzando.

Ciò ch’io vedeva mi sembiava un riso
dell’universo; per che mia ebbrezza
intrava per l’udire e per lo viso. 

lunedì 1 giugno 2015

I lunedì della poesia - Casa


1
Pulire le mattonelle, i muri,
finché dovunque t'arriva chiarezza.
Stare chini sul mondo, accogliere.
Ricordi il Narciso di Caravaggio?
Egli spinge, batte, chiede di entrare.
Tu fai spazio alle cose, recedi.
In mezzo a esse, sei un ponte,
un passaggio da uno stato all’altro.
Nessuno mai rimpiange nulla,
intorno a te. Dai appuntamenti in alto.
Sempre, alle tue spalle, una scia di luce.
Sei il postino che recapita –
                                              Tutto
è più luminoso, al tuo passaggio.

2
Diciamo che voglio essere tra muri
parlanti, e non sordo tra i sordi.
A queste piastrelle lucide chiedo
la mia apparizione – l’improvvisa
comparsa d’un nuovo significato
nel mondo. Un chiarore in più
è sempre un aiuto – per tutti, ovunque.
Ti dai il tempo necessario affinché
la lucentezza del mondo ti arrivi?
Sei atteso in ogni orizzonte, da te
gli oggetti aspettano di sapere
che in essi c’è qualcosa che s’alza.
Altro non fai che prenderli per mano.

3
Qui ogni tuo gesto, passaggio di mano,
porta più luce al mondo, è benvenuto
in una dimensione superiore.
Tu incrementi la massa del sole,
orienti le trame dei pavimenti.
Ogni cosa si volta e ti guarda.
Nessuno noterà mai il tuo passaggio,
tutto qui dentro parlerà di te.
Comunichi da una piastrella all’altra
un nuovo modo di respirare,
ti alzi dal mondo e la tua orma
è il nulla, lucentezza dell’intorno.
Uno ti conosce: specchia se stesso.

Ciò ch’io vedeva mi sembiava un riso
dell’universo; per che mia ebbrezza
intrava per l’udire e per lo viso.

lunedì 18 maggio 2015

I lunedì della poesia - Via Tor di Nona


Oggi il selciato più antico di Roma
è stato divelto da una ruspa,
dopo centocinquanta anni la terra
germoglia in tutti i suoi colori,
profumo – ti chiedi se ha vibrato
decennio su decennio come ora,
fiume sonoro, ala a tutti i ruderi
che sotto albeggiano per se stessi.

Tutt’intorno un riposo profondo,
espansione: c’è la terra, il violino
nero del nostro cuore, ciò che primo
ci aspirò al momento della nascita.
Polmone improvviso, aria, pozzo.
Stupefà il giorno, ostenta il suo sudore:
tanti sentieri dove camminare,
accensioni sommate l’una all’altra.

Luccichio, vedi la piazza ha un’ospite:
la terra che per anni l’ha pensata
ora rompe tra gli edifici, suda –
la luminosa, la chiara, la zitta.
E risplende, festa tremenda di anni.
Affacciatevi, chi abita, chi transita:
per voi la terra rinasce ogni volta,
la piazza si sfoca, il grembo è d’oro.

Così la neve al sol si dissigilla;
così la vento nelle foglie levi
si perdea la sentenza di Sibilla.

lunedì 11 maggio 2015

I lunedì della poesia - È vero


È vero:

io sono un nastro trasportatore 
sopra ruote sempre differenti –
ne sento il variare dei dentelli,
i raggi; il sollevarsi, il recedere.
Non ne assumo la forma: neutrale
cresco, scendo, a tratti scorro piano.
E che trasporto? Aria. Sono una nave
di respiri. Il guanto felice
che cambia le cose in emozioni.

Delicato sismografo, in me
ricorrono sussulti sotterranei,
lontane onde pizzicano una corda,
a mia volta riverbero nel cielo.
In qualsiasi circostanza, do
il mio felice ronzio meccanico,
strumento oliato, precisione:
il corpo da abbracciare sino in fondo,
casa dell’uno e dell’altro mondo.

Così la neve al sol si dissigilla;
così al vento nelle foglie levi
si perdea la sentenza di Sibilla.

lunedì 4 maggio 2015

I lunedì della poesia - Pomposa


A Pomposa la nebbia è dentro i muri
Se ci arrivi con il cielo azzurro
ti pare d’essere dentro un errore
Cammini in uno sbaglio, una parentesi

Da un varco simile vennero a noi
Una sera immagini e suoni
precisi, temperati d’ogni lato
Come evasi da una prigione

Un’abbazia al tramonto bella
tanto da rischiare di farsi bugia
– La guardi e dimentichi te stesso
Eppure colma di ciò che risveglia:

la luce, il canto, la comunità
Tutto era più che altrove, più
attimo, più minuto, più secondo
E noi un respiro, un respiro solo:

mai così vicini.

Così la neve al sol si dissigilla;
così al vento nelle foglie levi
si perdea la sentenza di Sibilla.

lunedì 20 aprile 2015

I lunedì della poesia - Haiku II

Ascolta le onde
come un tempo le foglie,
il tronco in spiaggia.

Bosco d'autunno:
ti scrittura un angelo
come regista


Eppure non fa
che levarmi il fiato:
aria dei boschi

Il cielo pieno
Di uccelli - io respiro
La loro casa

Dentro al lago
sfogliano calendari
la nube e il cielo

Candido cielo
prende appunti dentro
i miei occhi

Forse all'alba
la terra sogna ancora
negli uccelli

Esattamente
quello che sta avvenendo
qui e ora: l'haiku

Ed elli a me: Questa montagna è tale,
che sempre al cominciar di sotto è grave;
e quant'om più va sù, e men fa male.

lunedì 13 aprile 2015

I lunedì della poesia - Haiku I

Sotto al mare
la terra ha il suo ombelico -
lì s'emoziona
Tutti i bambini
che ora stanno nascendo:
queste campane
Pian piano il saggio
sostituisce i pensieri
con bianche nubi
Quando alle labbra
fioriscono le ali:
il tuo sorriso
Si sposta, il cielo
fino a toccarmi il cuore.
In gran segreto.
Che lungo viaggio
pur di brillarmi in mano
acqua del mare!
Gira una chiave
nel petto il respiro -
onda di gioia
Ore immobili
custodite al suolo
dal cielo. Pioggia.

Ed elli a me: questa montagna è tale,
che sempre al cominciar di sotto è grave,
e quant'om più va sù, e men fa male.

martedì 7 aprile 2015

Tuscia - fotodiario con haiku

Finestra azzurra - 
si ripete tal quale 
dentro al mio petto



Colle San Pietro - 
un tempo preghiere, 
ora uccelli


Guida morbida - 
gioiosa sotto di te 
la via si scioglie



Il lago calmo - 
perfino i suoni, 
un baluginio



Sempre aperto occhio - 
ogni cupola, cielo 
che sta all'erta


Più lento rotea
il mondo sottoterra -
tombe etrusche

Spente le luci,
sul vetro della tomba
il mio riflesso

Non sai che c'è
oltre la curva - prima:
albero in fiore


Ed elli a me: Questa montagna è tale,
che sempre al cominciar di sotto è grave;
e quant'om più va sù, e men fa male.




lunedì 23 marzo 2015

I lunedì della poesia - Sonetto dell'angelo 3



Quando mi parli, io sono come un campo
da cui spuntano erbette, qualcosa
che esce dai suoi confini, un lampo,
sobbalzi d'una terra che riposa.

Su me fioriscono le tue parole,
estesa pianura dentro al petto,
spighe e luccichii come mia prole,
l’acqua che cade sul mondo, di getto.

"Guarda", sussurra l’angelo, "io ti insegno
a essere discepolo degli oggetti,
il legno, il ferro, quanto ti circonda:

svaporando all’intorno con ingegno,
spaziando, entro qualcosa ti metti
che è oltre di te – una chiara, una lunga onda".

O voi che avete l'intelletti sani,
mirate la dottrina che s'asconde
sotto 'l velame de li versi strani.

lunedì 9 marzo 2015

I lunedì della poesia - Tu cammini


Tu cammini ovvero recuperi
il tempo perso della tua vita
Raggiungi l’orto fuori le mura
e ti riappropri d’un giorno, più in là
il mare vale un mese e il bosco
rorido di pioggia, un anno intero

Passi attenti come lenta cura:
“Ecco che contemplando metto in riga
il passato, l’informe prende forma”
Gli anni trascorsi, privi di sostanza
camminando acquistano spessore
Toccano il presente e lo sciolgono

Niente è scontato, neanche attraversare
un campo, ogni stelo uno sfavillio
L’osservi e non riesci più a camminare
- Uno sguardo ci vuole, morbido
che assottigli il peso del viaggio
Di tutto assorba solo l’energia

Mari e fiumi, pioggia e sole
Occhi così passivi che le immagini
restano a galla, non vanno a fondo
“C'è una legge dietro ogni distrazione”
Pensi di ciò che ammicca ai lati
Tumultuoso chiama l'attenzione

Di tappa in tappa si fa più pieno
il presente, il passato è dissolto
Viene assorbito, adesso è
un gabbiano che ti taglia la strada
Scia di beatitudine, nessuna
distrazione: tu vedi, non guardi

O voi che avete l'intelletti sani,
mirate la dottrina che s'asconde
sotto 'l velame de li versi strani

lunedì 2 marzo 2015

I lunedì della poesia - Marzabotto



Marzabotto veloce ti ho visto
Un piano, la conca, monti attorno
Sopra ogni cosa le uova, “segnacoli”
Orientano gli spazi, l’attenzione

Nella casa riporto questa immagine
La vita, pietra issata sulla morte
Luce-prato, segreta e chiusa valle
Qui gli Etruschi amavano i morti

Viene a cingere tutto, questa sfera
Suggella la discesa alla conca
Respiro che rientra al punto d’inizio
Un orologio senza più lancette

Non te l’aspetti, dopo un piano uggioso
La china circolare, bacio d’aria
Famiglie con bambini sotto gli alberi
Un fiume in fondo, forse: oltre la vista

Ma ecco le pietre, in piedi o atterrate 
Uova inaccessibili, silenti 
Un anello al dito della Morte
L’uomo che rifluisce nel suo principio

Avrai tu la mano abile a dire
così l’alfa e l’omega; l’uscire,
il rientrare – ma prima ancora
l’energia di essere tutto ciò?

O voi che avete li 'ntelletti sani,
mirate la dottrina che s'asconde
sotto 'l velame de li versi strani

lunedì 16 febbraio 2015

I lunedì della poesia: due sonetti dell'angelo


I
Un angelo si è inginocchiato
Davanti a te per darti questo attrito
Un angelo che è stato definito
"Il servitore più grande mai nato"

È facile pensare a un angelo
Quando si realizzano i desideri
Finalmente sei senza pensieri
Alzi un dito e tocchi il cielo

Che anche il dolore sia un dono amorevole
Ciò che occorre alla tua evoluzione 
Affinché tu sia più consapevole 

È dura, incomoda realizzazione
Non hai più un nascondiglio confortevole
Solo cosciente, chiara accettazione


II
Quando l’angelo parla, il tuo ascolto
aumenta la ricchezza del mondo
grazie a un'arte antica e senza fondo
Unirsi ai suoni, esserne disciolto

Poesia è semplicemente
dove stanno le mani in quel momento
Un angelo, appena il frammento
di mondo cui un uomo è presente

Tutti siamo ciò che avanza dall’ora
felice e bianca che l’angelo colma
con voce che azzurra affiora

"Dì che sei mio alla terra ricolma
Chiariscilo col tuo Essere qui e ora"
Bisbiglia lui, e s’alza il cuore, si colma


Più non si va, se pria non morde,
anime sante, il foco: intrate in esso,
ed al cantar di là non siate sorde.

lunedì 9 febbraio 2015

I lunedì della poesia - La mano




Mentre tu parli e io ascolto,
sopra il tavolo nasce la mia mano.
Apparendo, rende tutto più reale: 
la rosa in vaso, l'acqua che bolle e anche
l'ascolto, secondo dopo secondo.

Sì, qualcosa sta avvenendo alle ore
diciannove e trentaquattro del cinque
di febbraio duemila e quindici:
la mia mano, rosa e salmodiante
sopra il tavolo della nostra cena.

Ecco tutto ciò che è da sapere:
tra un boccone e l'altro posa il cucchiaio,
tieni le mani libere: così
avvertirai meglio il sapore 
come una danza dentro al tuo corpo

- che lascerai dritto, franco e aperto
sull'orlo della sedia. 
                                        

Più non si va, se pria non morde,
anime sante, il foco: intrate in esso,
ed al cantar di là non siate sorde.

lunedì 26 gennaio 2015

I lunedì della poesia - Pianura Padana



Ode alla Pianura Padana

Ferma la Ford, scendi qui, in mezzo al Nulla
Non c’è abbraccio più essenziale
Di questa linea intorno a te continua
Neanche un ostacolo, valle del Po
Campagna poderosa, porta il cielo
Solo il cielo in ogni sua piega

Per ore viaggi e sei il centro
D’un cerchio che resta uguale, immobile
Che ti ha scelto come smagliatura
Sola emersione, il granello forse
Che crea la perla e altri incidenti
Disastro splendido, il pelo nell’uovo

Poi prosegui, un fiume e qualche albero
Ecco, sei giunto al cuore del Vuoto
Magnifico, che mai può abbandonarti
L'orecchio di dio, grande verso il cielo
Questa è la meta, il Nulla che ti osserva
Ricca e aperta melagrana – abbracciala

Lume non è, se non vien dal sereno
che non si turba mai