venerdì 30 ottobre 2015

Odissea nella Quarta Via


Nell’Odissea, sulla nave che costeggiava lo scoglio delle sirene c’era un solo uomo che sarebbe arrivato fino a Itaca: quello che, a differenza degli altri, non remava, non si era tappato le orecchie e non evitava i pericoli del viaggio. Tutti gli altri – che sudavano sì ai remi, ma isolati dai tappi alle orecchie – Itaca non l’avrebbero mai vista. Esponendosi al pericolo, e attraversandolo indenne, Ulisse raccoglieva l’energia necessaria ad arrivare a Itaca. Ma come si esponeva al pericolo, Ulisse?

1)     con le istruzioni divine ricevute da Circe (una semidea che l’aveva istruito prima della partenza);
2)     con l’aiuto dei compagni di viaggio;
3)     delineando in anticipo una strategia precisa (si farà legare all’albero maestro e se cercherà di liberarsi, i compagni dovranno rafforzare i nodi).

Detto in altri termini, Ulisse “lavora in modo preciso con qualcosa di preciso”; ovvero, il passaggio di Ulisse attraverso le sirene è una metafora della vita spirituale secondo gli insegnamenti di Gurdjieff. Nella Quarta Via insegnata da questo ultimo, ci si espone alla vita, ci si appoggia sui compagni di viaggio (e li si appoggia), si fa affidamento sull’aiuto dall’alto e si cerca di avere una strategia che aiuti ad attraversare indenni il pianeta Terra.

“Desidero che un uomo abbia una comprensione tale di questo Sistema, che anche se lui venisse piegato, curvato e distorto in mille modi, continuerebbe a puntare nella stessa direzione.” Gurdjieff (da M. Nicoll, Commentari Psicologici).

Ulisse è l’uomo che ovunque si trovi, qualsiasi cosa accada, non perde di vista il suo scopo. Innumerevoli sono le distrazioni che incontra sul cammino, positive e negative. Tra queste ultime, Polifemo e Circe; tra le prime, la ninfa Calipso. L’isola di Calipso, Ogigia, è un paradiso in terra; la spelonca di Polifemo, un inferno: né l’una né l’altra riescono a far desistere Ulisse dalla sua meta ultima, Itaca.

In questo, Ulisse è l’anti-Pinocchio. Il burattino Pinocchio non riesce a portare a termine nessuna delle sue decisioni: ogni volta che comincia a fare qualcosa, ode il richiamo di un piffero che lo porta in un’altra direzione. È così che le sue disgrazie si sommano l’una all’altra, portando alla rovina anche il padre Geppetto. Il burattino è colui che è mosso da fili esterni: pensa di decidere, in realtà è manovrato.

“Nessuno fa ciò che intende fare, né sa ciò che sta facendo”: questa frase di J.G. Bennett (J.G. Bennett, Witness), un classico enunciato di Quarta Via, si applica bene a Pinocchio e a tutti i compagni di Ulisse, che si perdono tra frutti di loto e vacche sacre a Zeus. Ulisse è l’unico che riesce ad arrivare a Itaca; parafrasando la citazione di Gurdjieff, egli ha compreso il Sistema e non devia dallo scopo, qualunque cosa accada.

Inoltre, vincendo le sue sfide, Ulisse sviluppa energia sufficiente a salvare non solo se stesso, ma anche i compagni di viaggio. Questi ultimi combinano disastri e si perdono definitivamente solo allorché Ulisse dorme. La prima volta, quando sciolgono l’otre dei venti offerto da Eolo; la seconda, quando mangiano le vacche sacre a Zeus.

Anche questa è una metafora di una Scuola spirituale. In quest’ultima, si sta sotto “l’ombrello” di un Maestro, il quale auspicabilmente sa creare l’energia sufficiente ad aiutare non solo se stesso, ma anche gli altri. L’Odissea ci insegna, tra le altre cose, che bisogna fare attenzione a quei momenti in cui, per i motivi più svariati, l’ombrello si chiude (il Maestro si allontana). A volte ciò avviene… mentre passiamo sotto una grondaia.

PS: Mi era stato chiesto di sintetizzare ciò che avevo scritto sull'Odissea in questo blog. Il risultato è il presente articolo.

“Lo sol sen va”, soggiunse, “e vien la sera;
non v’arrestate, ma studiate il passo,
mentre che l'occidente non si annera”.

giovedì 29 ottobre 2015

Le frasi del ricordo di sé


A George M. Adie e Paul Beekman Taylor, Gurdjieff disse chiaramente che il ricordo di sé non era definibile. Ouspensky sarebbe stato d'accordo: il capitolo V del suo libro La Quarta Via parla della "impossibilità di definire cosa sia ricordare se stessi". Inoltre, vi si legge: "Non è utile cercare definizioni: queste renderebbero soltanto la comprensione più difficile". Ciononostante, in molti hanno provato, almeno una volta, a dire "Il ricordo di sé è...". Ecco una breve antologia (suscettibile di miglioramenti) di frasi che cominciano in questo modo.

Maurice Nicoll
"Il ricordo di sé è la consapevolezza del vero io che sta sopra tutti gli io artificialmente creati dalla vita."
"Il ricordo di sé è raggiungere quel luogo che non è né l'uno né l'altro degli opposti, ma è una nuova esperienza. Tutte le identificazioni appartengono agli opposti."
"Il ricordo di sé è una non-identificazione con se stessi, come se si stesse semplicemente recitando e lo si fosse dimenticato."
"Il ricordo di sé è innalzare se stessi a un altro genere di influenze."
"Il ricordo di sé è uno stato di consapevolezza in cui la personalità e tutte le sue funzioni cessano di esistere e tu sei, per così dire, un nessuno."
"Il ricordo di sé è l'inizio del tentativo di riportarci a noi stessi, e quindi al nostro vero centro di gravità."
"Il ricordo di sé è un movimento verso l'interno e l'esterno, non verso l'interno o l'esterno. Il ricordo di sé è un movimento duplice."
"Il ricordo di sé è alzare gli occhi."
"Il ricordo di sé è un'azione che può essere diretta verso tutto ciò che vuoi."
"Il ricordo di sé è fuori dal tempo e dalla personalità."
"Il ricordo di sé è cercare di ricordare qualcosa che non sei, se mi si consente il paradosso."
"Poiché siamo diversi a ogni momento, il ricordo di sé è diverso a ogni momento."
"Il ricordo di sé è portare il Lavoro e ciò che insegna tra la vita e le tue reazioni meccaniche a essa. Metti il Lavoro tra te e la vita." 
"Ricordare se stessi è lasciare andare se stessi" (tutte le citazioni da M. Nicoll, Commentari voll. 1-5).

Peter Ouspensky
"Il ricordo di sé è azione, perché non è solo consapevolezza di sé, ma la capacità di fare ciò che vuoi fare" (da M. Nicoll, Commentari vol. 3)
"Il ricordo di sé è un tentativo di essere consapevoli di se stessi."
"Il ricordo di sé è una tecnica di risveglio."
"Noi studiamo porte. Il ricordo di sé è una porta."
"Il ricordo di sé è l'inizio e il centro del Sistema, oltre che la cosa più importante da comprendere."
"All'inizio, il ricordo di sé è uno sforzo che ha per oggetto le funzioni. Cominci a ricordare te stesso semplicemente organizzando i tuoi processi mentali in un certo modo."
"Il ricordo di sé è un momento di consapevolezza che arriva grazie a un tuo sforzo."
"Il ricordo di sé è un esperimento: un giorno potrebbe avere successo, un altro giorno no."
"Il ricordo di sé è una cosa che deve essere fondata sulla giusta funzione."
"Sarebbe molto bello se potessimo meditare, ma non possiamo farlo. Il ricordo di sé è la via per farlo."
"Il ricordo di sé è uno stadio necessario nello sviluppo dell'uomo, non un esercizio imposto arbitrariamente" (da La Quarta Via).
"Il ricordo di sé è una funzione addizionale. In realtà è uno stato, ma comincia come una funzione. Solo che è addizionale."
"Il ricordo di sé è uno stato. Non puoi capirlo prima di arrivarci."
"Il ricordo di sé è solo un tentativo, un primo passo verso la consapevolezza. Alla fine, però, conduce a essa."
"Il ricordo di sé è l'unico vero shock."
"Il ricordo di sé è così difficile che non presenta rischi."
"Il ricordo di sé è una cosa, l'identificazione un'altra. O l'uno o l'altra: sono opposti. In quanto tale, il ricordo di sé è lotta contro l'identificazione."
"Il ricordo di sé è l'unica via giusta."
"Il ricordo di sé è l'unico modo per sviluppare la memoria" (da Meetings 1930-1947).

Madame Ouspensky
"Il ricordo di sé è uscire dal mondo piccolo per accedere a quello grande" (dagli appunti di Robert S. deRopp)

Jeanne de Salzmann
"Ricordarsi di sé significa morire a se stessi, alla menzogna della propria immaginazione."
"La mia attenzione è impegnata in due direzioni e io sono il centro: questo è il ricordo di sé."
"La pratica della presenza è ricordo di sé."
"Il ricordo di sé è lo shock emotivo che si verifica quando tutte le energie al nostro interno entrano in contatto."
(da La realtà dell'essere)

E Gurdjieff? Ovviamente ha parlato molto di ricordo di sé, soprattutto negli incontri e le conferenze, ma sembra che non abbia mai detto: "Il ricordo di sé è...".

“Lo sol sen va”, soggiunse, “e vien la sera;
non v’arrestate, ma studiate il passo,
mentre che l'occidente non si annera”. 

mercoledì 28 ottobre 2015

L'Aiutante Inanimato


In Quarta Via, l'immaginazione non è un male in sé: lo è solo quando è incontrollata. L'immaginazione controllata è stata usata da Gurdjieff in quelli che vengono definiti "esercizi contemplativi interiori" o "segreti". Nelle carte di George M. Adie trovate a Sidney dopo la sua morte (1989) è contenuta la descrizione di uno di tali esercizi, datata ottobre '48 (un anno prima della morte di Gurdjieff). L'esercizio adopera, tra le altre cose, la formula "I Am" ("Io sono"). Essa è considerata una delle preghiere della Quarta Via, assieme a quella del cuore ("Signore Gesù Cristo, abbi pietà di me") introdotta da Ouspensky nel 1931 nei suoi gruppi. Bennett ricordava di aver ricevuto da Gurdjieff "una sequenza di esercizi per il controllo e la trasformazione delle energie psichiche" (Witness).

Praticando questi esercizi, ci si accorge che occorre ricordarsi di due cose: di iniziarli nel corso della giornata; di portarli a termine una volta iniziati. Nel primo caso, può essere utile "sacrificare qualcosa per un lungo periodo di tempo, costantemente" (Irmis B. Popoff), in modo da creare dentro di sé "un fattore costante di ricordo": a esempio, rinunciare all'espressione delle emozioni negative. 

Nel secondo caso (portare a termine la "preghiera"), Gurdjieff consigliava uno strumento tradizionale che usava lui stesso: il rosario.

Edwin Wolfe e Nicolas de Stjernvall ci hanno scritto dell'uso del rosario da parte di Gurdjieff; in una foto del suo ultimo anno di vita, lo vediamo seduto su una panchina apparentemente con un rosario in mano (se si vuole prestare fede a J. Webb, anche la prima foto esistente di Gurdjieff, mascherato nel 1904 dal lama Narzunoff, lo ritrae con un rosario in mano); nel suo studiolo dell'ultimo appartamento parigino, erano appesi vari rosari (J. Webb); in Incontri con uomini straordinari, il rosario è definito "l'attributo indispensabile di ogni orientale che si rispetti, durante i momenti di riposo concessigli dai doveri della vita".

Undiscovered Country di K. Hulme è un libro di Quarta Via (non tradotto in italiano) da cui vengono molte delle citazioni più famose di Gurdjieff. A pag. 113, leggiamo: "Un giorno, Gurdjieff diede a ognuna di noi  [le donne della Cordata] un rosario fatto di grossi grani neri di un misterioso materiale, con il quale dovevamo fare un esercizio speciale mentre passavamo i grani tra il pollice e l'indice. Ci disse che in passato questi rosari erano noti come l'Aiutante Inanimato e che molti tipi di lavoro interiore, assai più difficili del nostro esercizio, venivano fatti con il loro aiuto". Aggiunse che gli orientali che si vedevano al caffè con i rosari in mano non erano la quintessenza della pigrizia, al contrario: da quei grani traevano una forza interiore inimmaginabile.

Con l'uso di un rosario, diventa più facile non solo portare a termine questi esercizi precisi e sequenziali, ma anche attivare il centro motorio, rendendo più completa (ed efficace) la pratica. Il rosario consegnato da Gurdjieff alle donne della Cordata andava portato ovunque, ma senza dare nell'occhio. Esso era da tenere in tasca e da impiegare di nascosto in autobus, al caffè, a teatro...

Diversi anni dopo, in un altro continente, K. Hulme mostrò felice a Gurdjieff il proprio rosario, facendogli capire che aveva continuato a portarlo con sé. Alla sua vista, Gurdjieff fece "il suo sorriso più amorevole che gli avessi mai visto", quindi lo prese, lo mostrò a tutti dicendo "Is a mother thing..." ("È un oggetto-madre...") e se lo mise in tasca, senza più restituirlo a Hulme. Dunque, il rosario è una madre che a un certo punto deve farsi da parte per lasciare che il figlio proceda autonomamente. Ma quando? Ci vuole pazienza: sia Hulme che Bennett lavorarono con la ripetizione di una preghiera interiore per dodici anni.

“Lo sol sen va”, soggiunse, “e vien la sera;
non v’arrestate, ma studiate il passo,
mentre che l'occidente non si annera”.

lunedì 19 ottobre 2015

In viaggio

Sei biglietti di prima classe per traversare le acque, 1932

Il rientro, mercoledì 28 ottobre.

“Lo sol sen va”, soggiunse, “e vien la sera;
non v’arrestate, ma studiate il passo,
mentre che l'occidente non si annera”.

domenica 18 ottobre 2015

Il miracoloso


Tutto questo Sistema non avrebbe senso se non ci fosse la ricerca del miracoloso. Ouspensky

Il miracoloso in Quarta Via esiste, non è solo l'oggetto delle ricerche di Ouspensky.

Molti si sono chiesti come facesse Gurdjieff a vivere nell'abbondanza mentre Parigi era occupata dai tedeschi, tra l'altro aiutando decine di persone. Pochi sanno di Anci Dupré, la moglie di uno dei più noti e facoltosi albergatori parigini dell'epoca. Agli inizi del 1939, le era stato diagnosticato un tumore incurabile al fegato. Recatasi dal "mago" Gurdjieff, questi le tenne la mano destra sopra il tumore e il giorno dopo "il dolore e i segni del tumore erano spariti" (P.B. Taylor, G.I. Gurdjieff, A New Life). Da allora, i Dipré (che nei loro hotel avrebbero ospitato gli ufficiali tedeschi) diventarono i principali benefattori di Gurdjieff durante l'occupazione.

Ouspensky ci racconta in Frammenti la famosa settimana finlandese dei miracoli, in cui osservò fenomeni telepatici tra lui e Gurdjieff. Kathryn Hulme descrive come quest'ultimo sapesse, senza averlo udito da nessuno, che la sua amica Marie-Louise Habets era una "Piccola Suora di Carità". In questo sito si trova un elenco dei poteri "soprannaturali" di Mr. Gurdjieff, l'ultimo dei quali sarebbe il fatto che "una dozzina di suoi discepoli ottenne poteri occulti dopo anni di lavoro con il suo metodo".

Il miracoloso in Quarta Via può anche assumere la forma di quelle che il primo insegnante di Maurice Nicoll, C.G. Jung, chiamava "sincronicità". Nel linguaggio del Sistema, vengono piuttosto definiti shock: interventi esterni che ci permettono di proseguire nell'ottava del ricordo di sé, del Lavoro o del Risveglio, superando un intervallo. Per esempio, è uno shock il fatto che la via del cimitero di Gurdjieff si chiami Rue du Souvenir, Via del Ricordo.



Il "ricordo" riporta subito alla mente il "ricordo di sé". Il fatto che l'ultimo "domicilio" di Gurdjieff sia proprio in tale via sembra significativo. Vedendo tale shock, ci ricordiamo di ricordare (esso non vale per i francesi: loro chiamano il ricordo di sé rappel de soi, richiamo di sé, dunque il ricordo cui pensava il funzionario del comune di Avon era semplicemente quello dei cari estinti).

È una sincronicità dal sapore miracoloso quella che vide protagonista il soldato Fritz Peters nel 1944, in Inghilterra. Quando uscì dalla sua tenda per andare in bagno, un bomba cadde su quest'ultima massacrandone tutti i dieci occupanti. "A rendere la situazione ancora più soprannaturale, la mia macchina da scrivere atterrò a pochi passi da me, in perfetto stato", è l'unico dettaglio che aggiunge Peters. La sua presentazione dell'episodio "soprannaturale" porta a pensare che Fritz sia sopravvissuto affinché continuasse a scrivere. In particolare, affinché offrisse all'umanità i suoi due libri di memorie su Gurdjieff, gli unici che vengono ancora letti e per cui il suo nome è ancora ricordato

L'aiuto è dato a coloro che aiutano se stessi nella giusta direzione. G.I. Gurdjieff

“Lo sol sen va”, soggiunse, “e vien la sera;
non v’arrestate, ma studiate il passo,
mentre che l'occidente non si annera”. 

venerdì 16 ottobre 2015

Anna Butkovsky-Hewitt


With Gurdjieff in St. Petersburg and Paris, scritto da Anna Butkovsky-Hewitt "con l'assistenza di Mary Cosh e Alicia Street", è un libro singolare. Quando uscì, in Inghilterra nel 1978, la novantatreenne autrice doveva sembrare l'ultima custode di un mondo sparito: non solo era stata l'amante di Ouspensky, ma aveva anche assistito a tutte le lezioni gurdjieffiane che poi sarebbero confluite in Frammenti. Da questo punto di vista, il libro è unico: ci offre un punto di vista alternativo sugli avvenimenti raccontati da Ouspensky nel suo libro-capolavoro, e ci mostra com'era quest'ultimo da innamorato.

D'altra parte, With Gurdjieff è un libro scritto da una signora di 93 anni i cui ricordi appaiono spesso confusi. Episodi significativi si alternano ad altri irrilevanti, molti si interrompono bruscamente, il libro è disomogeneo e lo si direbbe piuttosto una bozza.

Con tutto ciò, l'opera riesce a offrire spunti di Lavoro. Della figura di Gurdjieff, l'autrice sottolinea più volte un elemento: quando parlava, "le sue maniere erano molto calme e rilassate, e parlava senza mai gesticolare. Anche il semplice stargli seduti vicino era piacevole"; quando ascoltava, "stava seduto immobile e silenzioso come un Buddha. Gurdjieff non faceva mai gesti inutili". L'autrice, se veniva interrogata e doveva parlare, non trovava nell'espressione del Maestro né approvazione né disapprovazione. Era costretta a continuare trovando in sé ogni energia. Se agli inizi dell'Insegnamento Gurdjieff era così, alla fine non sarebbe cambiato: come leggiamo nel secondo volume del Dossier H, nei suoi ultimi anni spesso lasciava cadere le domande nel vuoto, limitandosi a fissare l'interlocutore.

Secondo Pierre Schaeffer, quella di Gurdjieff era una "tranquillità attiva": all'esterno appariva passivo, ma interiormente la sua presenza era attiva. Questi aneddoti, uguali all'inizio e alla fine dell'Insegnamento, dimostrano che Gurdjieff era un Maestro che "incarnava ciò che insegnava", come scrisse Ravi Ravindra. L'eliminazione delle inutili tensioni corporee, insegna Gurdjieff in Vedute sul mondo reale, è prerequisito del Lavoro su di sé. La gesticolazione meccanica che accompagna il parlare è un velo che impedisce la presenza, quindi va tenuta sotto controllo.

Per chiudere tornando al libro di Anna Butkovsky-Hewitt, un giorno Gurdjieff le disse: "A che pro leggere degli sforzi altrui? Non è di aiuto. Solo i propri sforzi contano". Si tratta di un'indicazione da tenere a mente per tutti questi libri. Se non facciamo sforzi personali, ogni lettura, anche attinente al Sistema, non fa che moltiplicare gli io.


“Lo sol sen va”, soggiunse, “e vien la sera;
non v’arrestate, ma studiate il passo,
mentre che l'occidente non si annera”.

giovedì 15 ottobre 2015

La scelta di Elizabeth Gordon


Benché la mole di letteratura sulla Quarta Via sia notevole, alcuni tra i principali studenti di Gurdjieff continuano a restare nell'ombra. È il caso a esempio di Elizabeth Gordon, un'inglese che fu al fianco di Gurdjieff dagli inizi del Prieurè fino all'arresto e la morte in un campo di concentramento tedesco. 

Di lei non si sa quasi nulla, se non che fu una grande devota del Maestro caucasico, il quale a un certo punto le chiese di dirigere il gruppo detto della "Cordata". La ritroviamo vicino a Gurdjieff anche quando in tanti lo avevano lasciato: alla chiusura del Prieurè e allo scoppio della seconda guerra mondiale. Nell'ottobre 1943, la trascrizione di un incontro gurdjieffiano inedito la registra tra i presenti. Poi, tutto quello che si sa è che venne arrestata dai tedeschi in quanto cittadina inglese e deportata in un campo di concentramento. Nel 1945 morì di stenti, nel lager o subito dopo la fine della guerra, a Parigi. 

Una delle poche tracce di lei è nel libro di Louise March. In una lettera da Parigi (1937), Elizabeth scrive: "Gurdjieff è a Parigi, ovviamente, altrimenti non avrebbe senso il mio essere qui". Tornano alla mente le parole con cui Kenneth Walker parlava di Madame Ouspensky: "Ella aveva soltanto una ragione per vivere, e se in Inghilterra non si poteva più continuare il Lavoro, doveva andare ovunque ciò fosse possibile". Bennett sarebbe forse stato d'accordo: "Di tutte le molte persone notevoli che ho incontrato nella mia vita, Madame Ouspensky risalta in modo ineguagliato per la sua unicità di intento e la sua incrollabile ricerca del suo scopo. La sua auto-disciplina è stata un'ispirazione per tutti coloro che l'hanno conosciuta".

Una donna come Elizabeth Gordon, che non insegnò a nessuno perché rimase invisibile al fianco di Gurdjieff, pur sapendo che dal 1940 questo significava rischiare la vita, era forse un personaggio simile. Costanza, valutazione e coraggio sono gli aggettivi che vengono in mente pensando a lei.

Si parva licet, un bivio simile tra Lavoro e non-Lavoro arriva per tutti gli studenti di Quarta Via. Per alcuni, non c'è scelta: il Lavoro è l'unica via di fuga, anche se non sembra, e tornare indietro non è possibile. Se non c'è il Lavoro, "non ha senso essere qui", come scrisse Elizabeth.

Non sappiamo cosa Miss Gordon visse nel campo di concentramento. Sappiamo che esso fu un luogo capace di estrarre eroismo e santità da più di una persona, ma la scarsità di informazioni riguardo Elizabeth ci costringe al silenzio. Ignoriamo anche se Gurdjieff l'avesse esortata a scappare da Parigi o a restare con lui. L'unica cosa che possiamo dire è che l'essere rimasta sino alla fine accanto al suo Maestro, settanta anni dopo, continua a sembrarci ammirevole.

“Lo sol sen va”, soggiunse, “e vien la sera;
non v’arrestate, ma studiate il passo,
mentre che l'occidente non si annera”.