Nell’Odissea, sulla nave che costeggiava lo scoglio delle
sirene c’era un solo uomo che sarebbe arrivato fino a Itaca: quello che, a
differenza degli altri, non remava, non si era tappato le orecchie e non
evitava i pericoli del viaggio. Tutti gli altri – che sudavano sì ai remi, ma
isolati dai tappi alle orecchie – Itaca non l’avrebbero mai vista. Esponendosi
al pericolo, e attraversandolo indenne, Ulisse raccoglieva l’energia necessaria
ad arrivare a Itaca. Ma come si esponeva al pericolo, Ulisse?
1) con le istruzioni divine
ricevute da Circe (una semidea che l’aveva istruito prima della partenza);
2) con l’aiuto dei compagni di
viaggio;
3) delineando in anticipo una
strategia precisa (si farà legare all’albero maestro e se cercherà di
liberarsi, i compagni dovranno rafforzare i nodi).
Detto in altri termini, Ulisse “lavora in modo preciso con
qualcosa di preciso”; ovvero, il passaggio di Ulisse attraverso le sirene è una
metafora della vita spirituale secondo gli insegnamenti di Gurdjieff. Nella
Quarta Via insegnata da questo ultimo, ci si espone alla vita, ci si appoggia sui
compagni di viaggio (e li si appoggia), si fa affidamento sull’aiuto dall’alto
e si cerca di avere una strategia che aiuti ad attraversare indenni il pianeta
Terra.
“Desidero che un uomo abbia una comprensione tale di questo
Sistema, che anche se lui venisse piegato, curvato e distorto in mille modi,
continuerebbe a puntare nella stessa direzione.” Gurdjieff (da M. Nicoll, Commentari Psicologici).
Ulisse è l’uomo che ovunque si trovi, qualsiasi cosa accada,
non perde di vista il suo scopo. Innumerevoli sono le distrazioni che incontra
sul cammino, positive e negative. Tra queste ultime, Polifemo e Circe; tra le
prime, la ninfa Calipso. L’isola di Calipso, Ogigia, è un paradiso in terra; la
spelonca di Polifemo, un inferno: né l’una né l’altra riescono a far desistere
Ulisse dalla sua meta ultima, Itaca.
In questo, Ulisse è l’anti-Pinocchio. Il burattino Pinocchio
non riesce a portare a termine nessuna delle sue decisioni: ogni volta che
comincia a fare qualcosa, ode il richiamo di un piffero che lo porta in
un’altra direzione. È così che le sue disgrazie si sommano l’una all’altra,
portando alla rovina anche il padre Geppetto. Il burattino è colui che è mosso
da fili esterni: pensa di decidere, in realtà è manovrato.
“Nessuno fa ciò che intende fare, né sa ciò che sta
facendo”: questa frase di J.G. Bennett (J.G. Bennett, Witness), un
classico enunciato di Quarta Via, si applica bene a Pinocchio e a tutti i
compagni di Ulisse, che si perdono tra frutti di loto e vacche sacre a Zeus.
Ulisse è l’unico che riesce ad arrivare a Itaca; parafrasando la citazione di
Gurdjieff, egli ha compreso il Sistema e non devia dallo scopo, qualunque cosa
accada.
Inoltre, vincendo le sue sfide, Ulisse sviluppa energia
sufficiente a salvare non solo se stesso, ma anche i compagni di viaggio.
Questi ultimi combinano disastri e si perdono definitivamente solo allorché
Ulisse dorme. La prima volta, quando sciolgono l’otre dei venti offerto da
Eolo; la seconda, quando mangiano le vacche sacre a Zeus.
Anche questa è una metafora di una Scuola spirituale. In quest’ultima,
si sta sotto “l’ombrello” di un Maestro, il quale auspicabilmente sa creare
l’energia sufficiente ad aiutare non solo se stesso, ma anche gli altri.
L’Odissea ci insegna, tra le altre cose, che bisogna fare attenzione a quei
momenti in cui, per i motivi più svariati, l’ombrello si chiude (il Maestro si
allontana). A volte ciò avviene… mentre passiamo sotto una grondaia.
PS: Mi era stato chiesto di sintetizzare ciò che avevo scritto sull'Odissea in questo blog. Il risultato è il presente articolo.
“Lo sol sen va”, soggiunse, “e vien la sera;
non v’arrestate, ma studiate il passo,
mentre che l'occidente non si annera”.
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