giovedì 12 novembre 2015

Un doppio ricordo


Diana Huebert fu una danzatrice classica di Chicago, abbastanza nota - sembra - negli anni Venti e Trenta. Dal 1932 al 1935 frequentò assiduamente Gurdjieff. Di quegli incontri, ci ha lasciato deliziosi appunti scritti negli anni Settanta e mai pubblicati. Da essi è tratto il seguente passaggio:

[Diana ha appena manifestato a Gurdjieff il dubbio se continuare a praticare danza, in quanto si sente troppo avanti con gli anni.]
Quando ebbi finito, Gurdjieff si alzò dalla scrivania e venne verso di me. Con grande emotività, mi disse:
"Da dove vengo io, nei monasteri, ci sono molti ottimi danzatori, a tutti gli stadi di sviluppo e di ogni età. Solo i danzatori più anziani, però, hanno il permesso di danzare nei templi. Solo chi ha finito anni e anni di apprendistato. Solo le donne più anziane danzano nei riti. E sono tutte fuoco... tutte perfezione... i loro movimenti sono meravigliosi... ogni cosa viene eseguita con precisione. Tutte queste donne sono anziane, superano i sessanta anni, ma danzano come Dee".

Gurdjieff qui appare come un uomo che per tutta la vita ha portato nel cuore il ricordo non solo di se stesso, ma anche degli Amici con cui ha Lavorato. 

Ordinariamente, quando un uomo si separa dalla sua comunità spirituale, comincia a perdere il Lavoro. Con il tempo, potrebbe anche convincersi che Esso non esiste e lui è stato vittima di un'allucinazione. Per fortuna, esiste anche un punto oltre il quale si crea "una tendenza permanente a evolversi": in quel caso, ovunque si vada, l'Insegnamento resta con noi. A una condizione: che si continui a fare pagamento. La stessa Huebert ci racconta, a esempio, che in cucina Gurdjieff indossava volontariamente un grembiule sporco, in quanto ciò gli dava naturalmente fastidio. 

Lasciava intenzionalmente quelle macchie come sofferenza volontaria ... "Lo faccio per oppormi al fastidio 'schiavizzante'." Questa fu una lezione oggettiva per me e gli altri. Il Maestro usava continuamente ogni mezzo come fattore di Ricordo

Del resto, un altro dei possibili pagamenti è proprio fare lo sforzo di ritrasmettere l'Insegnamento in altre terre, lontano da dove lo si è ricevuto: il che costituì buona parte della vita adulta di Gurdjieff.

Anche se l'Insegnamento viene tenuto in vita dentro di noi, però, resta indelebile il ricordo di chi ce lo ha trasmesso, soprattutto se era un'intera comunità di persone che Lavoravano. Stare vicino a queste persone, percepirne "la Bàraka" (termine islamico impiegato dalla Huebert per indicare l'energia sottile), poteva già essere una forma di ricordo di sé. E quando ci ricordiamo di noi stessi... ce lo ricordiamo.

Le fronde onde s’infronda tutto l’orto
dell’ortolano eterno, am’io cotanto
quanto da lui a lor di bene è porto.

mercoledì 11 novembre 2015

Il lavoro fisico


Quando si svolge un lavoro fisico, la mente potrebbe vagare per conto proprio e perdersi nei sogni a occhi aperti. Questo non va bene, perché "Niente è così degenerante per la mente come lasciare che vi scorra un flusso di immagini senza fare alcuno sforzo per digerirle" (Orage, Incontri con Gurdjieff).

Siamo a conoscenza di alcuni esercizi che venivano assegnati da Gurdjieff affinché la macchina umana svolgesse il lavoro fisico in modo più armonioso. Il seguente passo è tratto da Tchekovitch, Gurdjieff, a Master in Life, versione diversa e più interessante dell'italiano Tu l'amerai

Al mattino, dopo colazione, ci recavamo al lavoro che ci era stato assegnato. Ogni giorno ci veniva dato un esercizio interiore, il cui scopo era aiutarci a raggiungere uno stato più elevato di consapevolezza. Questi esercizi richiedevano una relazione più equilibrata tra le principali funzioni: fisica, emozionale e intellettuale. Gli esercizi erano costantemente cambiati, potevano essere molto complessi e sembravano venire da un repertorio infinito.
Una volta ci veniva chiesto di effettuare operazioni aritmetiche usando, al posto dei numeri, sedici nomi femminili. Anziché dire che 16 meno 12 dava quattro, a esempio, dicevamo che Nina meno Ada dava Maria, o che Maria moltiplicata per Nina dava Anna Maria, che significava 64 ... Era interessante vedere come il tempo potesse sembrare molto lungo quando i nostri sforzi restavano meccanici, o molto corto quando la nostra attenzione e presenza si liberavano.
In generale, eravamo messi duramente alla prova, ma la ricompensa valeva lo sforzo. Tutta questa ginnastica mentale, figlia di un'esuberante ingegnosità, provocava un alto livello di concentrazione, il risultato finale del quale era la liberazione di un'attenzione indipendente non più soggetta a quelli che il sig. Gurdjieff chiamava "meccanismi associativi".

Ho riportato questa lunga citazione (la traduzione è mia) affinché il lettore italiano possa rendersi conto della differenza con l'edizione nostrana (capitolo "Lavoro").

L'esercizio accennato da Tchekovitch è simile agli "Esercizi con i numeri" nn. 23 e 24 di A.R. Orage, Psychological Exercises. Poiché anche Orage aveva lavorato al Prieuré, gli esercizi del suo libro possono venire direttamente da Gurdjieff, almeno in parte.

In C.S. Nott, Teachings of Gurdjieff, troviamo una variante di questi esercizi, più tradizionale ed emozionale: l'uso del canto ritmico. Essa venne spiegata, durante una dimostrazione newyorchese delle danze sacre, da Olga de Hartmann: 

Questi esercizi sono parte del lavoro ritmico dell'Istituto, ovvero del lavoro manuale effettuato ritmicamente. Essi erano comuni in Oriente, dove si suonava musica durante l'esecuzione di lavori manuali, per accrescere la produttività. Fu grazie all'accompagnamento della musica che molte delle costruzioni colossali del Medio Oriente vennero erette, come è noto dalle incisioni ... Le osservazioni compiute all'Istituto Gurdjieff hanno mostrato che con musica ritmica la produttività di un gruppo aumenta da cinque a venti volte, rispetto al lavoro svolto singolarmente.

Nott commentava:

Nella fabbrica di mio padre, il lavoro veniva svolto manualmente, e ogni volta che le ragazze cominciavano a cantare spontaneamente insieme, lavoravano di più e meglio. Ora tutto questo sembra scomparso a causa della pianificazione e dell'automatismo. Il ritmo umano nel lavoro, che è una cosa istintiva ed emozionale, è stato sostituito dal ritmo non-umano della macchina e della catena di montaggio. Un profondo bisogno istintivo resta insoddisfatto e questo porta alla brama di cose abnormi, se non addirittura al crimine.

Sembrerebbe che, tenendo intenzionalmente attivi i nostri centri, non solo siamo più armoniosi, ma ci viene anche meglio l'attività fisica. Dalla divisione intenzionale dell'attenzione traggono vantaggio sia il Lavoro che il lavoro. La prossima volta che facciamo qualcosa di manuale, cerchiamo di ricordare tutto ciò.


Le fronde onde s’infronda tutto l’orto
dell’ortolano eterno, am’io cotanto
quanto da lui a lor di bene è porto.

martedì 10 novembre 2015

Lezioni di Economia


L'otto aprile 1924, a New York, un uomo chiese a Gurdjieff con quali soldi mantenesse il suo Istituto. La risposta di Gurdjieff costituisce l'ultimo capitolo del libro Incontri con uomini straordinari e comincia così: "La domanda che lei mi pone, stimatissimo dottore, ha sempre incuriosito una quantità di gente intorno a me".

Novantuno anni dopo, la situazione non è cambiata. Gli studenti di Quarta Via si sentono spesso chiedere: "Come si manteneva, Gurdjieff?". Il sottinteso è che se lo mantenevano i suoi studenti, era un personaggio sospetto. Eppure, in tutto il mondo gli uomini di religione (preti, monaci, cardinali, papi) vengono mantenuti volontariamente dai loro fedeli. Se fosse stato così anche per Gurdjieff, non sarebbe uno scandalo.

Il fatto è che lui costituisce un'eccezione. Salvo circostanze particolari, i soldi posseduti da Gurdjieff venivano da altri lavori. "Ho molti ruoli nella vita... Fa parte del mio destino. Tu pensi che io sia un maestro, ma in realtà [...] ho molte attività", disse Gurdjieff a Fritz Peters (I miei anni con Gurdjieff). Alcune di queste attività sono elencate nel succitato capitolo di Incontri: compravendita di azioni petrolifere, perizie di beni antiquariali, gestione di due ristoranti parigini. A proposito di quest'ultima, esiste un aneddoto curioso: Gurdjieff sfidò ai fornelli lo scultore Constantin Brancusi e il giudice fu Ezra Pound. La palma del vincitore andò al primo (P.B. Taylor, Real Worlds of Gurdjieff). Negli anni Quaranta, Gurdjieff disse a Fritz Peters: "Ho un fiorente commercio di tappeti e possiedo una fabbrica di ciglia finte" (I miei anni con Gurdjieff). P.B. Taylor, storico della Quarta Via, scrive che nel '39 Gurdjieff andò in America con numerose scatole di ciglia finte da vendere (Gurdjieff - A New Life). Come capitò che uno dei maggiori insegnanti spirituali del XX secolo avviasse una simile attività imprenditoriale, non è chiarissimo. Più note sono le sue attività di guaritore e taumaturgo, che gli consentirono di vivere dignitosamente nella Parigi occupata dai nazisti.

In tutte queste attività, Gurdjieff dovette avere un discreto successo, se è vero che per lunghi anni mantenne i suoi famigliari e aiutò (soprattutto durante la guerra) centinaia di persone in difficoltà. Già il primo giornalista occidentale che si occupò di Gurdjieff, C.E. Bechhofer Roberts, in A Journey Through Georgia (1921), scrisse: "[Gurdjieff] non sfrutta i suoi allievi; al contrario, mantiene molti di loro tramite le sue sempre più sottili finanze".

Per l'Istituto e "l'Opera" il Maestro caucasico accettava donazioni, ma (almeno all'inizio) con riluttanza. Lo stesso Fritz Peters faticò a regalargli un migliaio di franchi, alla fine della guerra. Perché? La risposta affonda le radici nell'Insegnamento e si trova sempre alla fine di Incontri: "I miei amici e le persone che provavano interesse o simpatia per le mie idee mi avevano varie volte proposto del denaro, ma io avevo sempre rifiutato, anche nei momenti difficili, perché preferivo superare gli ostacoli con i miei propri sforzi".

Qui è dove il discorso si fa pratico e contiene una lezione, per uno studente di Quarta Via. Quando Gurdjieff diceva che il Lavoro cominciava dal livello del buon padre di famiglia, sapeva di cosa parlava. Egli per primo incarnava le sue parole: "Nessuna via può cominciare a un livello inferiore a quello dell'obyvatel [il buon padre di famiglia]... La capacità di orientarsi nella vita è, dal punto di vista del Lavoro, una delle qualità più utili. Un buon obyvatel è di levatura tale da far vivere con il proprio lavoro almeno una ventina di persone" (P.D. Ouspensky, Frammenti).

Alla domanda "Come si manteneva Gurdjieff?", si può allora rispondere: "Lavorando tanto da mantenere più di una ventina di persone".


Le fronde onde s’infronda tutto l’orto
dell’ortolano eterno, am’io cotanto
quanto da lui a lor di bene è porto.

lunedì 9 novembre 2015

I lunedì della poesia - Il corridore di Maratona



1
Sono felice,
i sensi distesi sul piano,
il verde i fiumi il cielo
le mie spinte,
ad Atene trasmetterò tutto
– paesaggi ascese cadute,
già dissemino le parole affidate,
il mio messaggio non è un compito 
   – un regalo,
       la campagna mi giunge incontro,
foglie e insetti.

Ricordo l’inizio della corsa:
case involate nell’azzurro,
cristalli e polvere,
   la vita ricominciava altrove,
dieci cento metri più in là,
                  distintamente vedevo il giorno frangersi,
le ore ricomporsi in nuova forma,
   innumeri destini battere col mio
al fondo del viaggio.

Ora corro senza sosta,
avvicino le stelle alla loro meta,
con segno chiaro
le spighe approvano il viaggio
– Riavvolgo
lo scorrere della terra sotto di me,
so essere più grande della strada mancante,
tutto è già percorso,
ogni falcata un abbraccio.

C’è realtà alla fine,
i respiri un solo grande fiato,
prende nuova forma Atene,
esce dalla campagna,
portici e tende, tori,
la destinazione in ogni passo,
giungo al destino di ogni uomo:
ripetere
– finita è la corsa, trasmesso il messaggio,
ora un’altra ascesa.



Le fronde onde s’infronda tutto l’orto
dell’ortolano eterno, am’io cotanto
quanto da lui a lor di bene è porto.

domenica 8 novembre 2015

Una religione scenografica


Intorno al 1937, Kathryn Hulme raccontò a Gurdjieff il nuovo fenomeno dei predicatori religiosi americani, in particolare di Aimee Semple McPherson. Quest'ultimo teneva sermoni in stile hollywoodiano, facendosi accompagnare da un'orchestra, sullo sfondo di un plenilunio e con luci colorate roteanti. Il commento di Gurdjieff fu "l'opposto di quanto ci aspettavamo: 'Questo dimostra che la gente ha fame di qualcosa di più', disse gravemente. 'Ogni anno, sulla terra, appaiono cose del genere: l'anno scorso, in Russia. Non sono una cosa negativa. Persino tale fraintendimento è meglio del vostro fox-trot. Non importa quanto poco contenuto abbia, per la gente ha sempre qualche realtà...'" (Undiscovered Country).

Forse, se le donne della "Cordata" avessero conosciuto Gurdjieff prima degli anni Trenta, la loro sorpresa sarebbe stata minore. Lo scenografo delle rappresentazioni delle danze gurdjieffiane ai Champs-Elysées e in America era stato Alexandre de Salzmann, "artista celebre in Europa, considerato il maitre des lumiéres tra i più geniali dell'epoca". Quest'ultima citazione è tratta dalla monografia di Carla di Donato, Alexandre de Salzmann e la scena del XX secolo, testo dedicato allo studente di Gurdjieff che fu marito di Jeanne de Salzmann. Prima di incontrare Gurdjieff, Salzmann era diventato famoso per i suoi allestimenti a Hellerau, in particolare per l'impianto di illuminazione che da lui prese il nome (1912-13): 3000 lampadine bianche e blu poste dietro un velario. Questo particolare sistema di illuminazione fu ricostruito negli anni Settanta a San Francisco, per effettuare delle rappresentazioni filmate dei Movimenti gurdjieffiani. La poetica di de Salzmann fu così riferita da Artaud: "Il teatro ... è fatto per trasgredire il mondo dei sensi. La vita dei sensi, la viviamo quotidianamente. Se il teatro non serve a superare noi stessi, a cosa servirà?". Secondo la Di Donato, la luce di de Salzmann serviva a "vedere l'invisibile" (Alexandre de Salzmann e la scena del XX secolo).

Questo spettacolo di luci e colori era ovviamente cibo per il centro emozionale. Quando le donne della Cordata videro la Messa ortodossa, Gurdjieff ne fu felice: avevano avuto una "feeling experience", un'esperienza emozionale. "Per tutto, nella vita, esiste un'usanza. Solo in America l'usanza non si sa cosa sia. L'america non ha altro che l'usanza del fox-trot!". Invece, uno spettacolo come il Natale ortodosso "opens up all your feelings", apre tutte le tue emozioni. Forse, nelle case di Gurdjieff, le imposte erano sempre chiuse e le luci accese perché l'illuminazione - un certo tipo di illuminazione - per il Maestro caucasico era importante.

Dunque, non è strano che ancora oggi in Quarta Via vi sia l'usanza di tenere gli incontri con una particolare cura per le impressioni, dall'ambiente all'abito. Lord Pentland faceva indossare la cravatta ai suoi studenti e Gurdjieff stesso, l'unica volta che entrò nella cattedrale di Chartres, ne indossò una (The Gurdjieff Years). Il linguaggio delle immagini può aggiungere qualcosa di più alle parole.

Le fronde onde s’infronda tutto l’orto
dell’ortolano eterno, am’io cotanto
quanto da lui a lor di bene è porto.

venerdì 6 novembre 2015

Il Padre Nostro


Il discorso con cui Ouspensky introdusse l'esercizio della preghiera incessante, riferito da Bennett, sembra essere quello riportato alle pagg. 277-281 di Un nuovo documento. Le date non corrispondono, ma gli elementi ci sono tutti: l'uso del Padre Nostro, la ripetizione in più lingue, il conteggio e il tentativo di mantenere l'esercizio anche mentre si legge e si parla.

Il discorso è l'ultimo del libro succitato, prima del "Frammento autobiografico" di chiusura. L'esercizio, dice Ouspensky, può aiutare a ricordare se stessi e a mantenere l'attenzione ("Come dovete già sapere, queste due cose sono quasi equivalenti, perché l'una non può esistere senza l'altra... O almeno il ricordo di sé non può esistere senza l'attenzione"). L'esercizio della ripetizione di una breve preghiera va associato al respiro e al digiuno, "altrimenti ben presto diventa troppo facile. Voglio dire che risveglia l'attenzione solo all'inizio". Per tale motivo, Ouspensky decise di tentare con una preghiera lunga: il Padre Nostro. Lo scopo restava quello di risvegliare il centro emozionale, ovvero "farlo lavorare più intensamente". Secondo Ouspensky, mentre la ripetizione di una breve preghiera era descritta in diversi testi, quella di una preghiera lunga come il Padre Nostro non era trattata in nessun libro tradizionale, anche se lui poté ascoltare direttamente la descrizione di tale metodo. 

Come scrive Bennett nella sua autobiografia, per conservare il più a lungo possibile l'attenzione, si possono usare diverse lingue o contare le ripetizioni, con le dita o un rosario: "In questo modo la ripetizione non potrà sfuggire all'attenzione". L'idea di questa forma di ripetizione, dice Ouspensky, è "creare una nuova funzione ... che a un certo momento passerà da un centro all'altro, divenendo inconsapevole (quando è nei centri meccanici) e poi nuovamente consapevole, quando giungerà nelle parti superiori dei centri. Questa funzione ... attraversando tutti i centri ... può diventare il mezzo per passare ai centri superiori". Se si mantiene la ripetizione mentre si legge, vuol dire che essa è passata al centro motorio; se mentre si parla, al centro istintivo. "Ma queste capacità sono molto lontane", concluse Ouspensky, anche se Bennett avrebbe poi scritto che in dodici anni sarebbe riuscito a realizzare tutti i passaggi.

Un testo in cui si può leggere Gurdjieff parlare di argomenti simili è Undiscovered Country di Kathryn Hulme. Non ci viene detto con esattezza quali esercizi Gurdjieff assegnasse alle donne della "Cordata", ma poiché andavano effettuati con un rosario da portare sempre con sé, nascosto in tasca, si può ipotizzare che si trattasse della ripetizione interiore di una formula verbale. Il fatto che Gurdjieff additasse come esempi gli orientali che sgranavano rosari al caffè rafforza questa ipotesi. Questi esercizi, scrive Hulme, andavano fatti tutti i giorni, in tutte le condizioni. L'idea del conteggio affiora in questo passaggio: "Non li farete una sola volta... Non li farete cento volte... Li farete mille e una volta, e allora forse qualcosa accadrà. Ora è tutta immaginazione, ma presto o tardi diventerà un fatto, perché il vostro animale è 'law-able', [sensibile alla legge, soggetto alla legge]". Coincidenza: mille volte al giorno era il numero di Padri Nostri che Bennett giunse a ripetere ogni giorno.

Poco prima, a pag. 93, a proposito del pensiero associativo involontario (ovvero dell'immaginazione) Gurdjieff aveva detto: "Non potete mai fermare le associazioni. Finché respirate, le associazioni avvengono: sono automatiche. Pertanto, con questo esercizio non dovete cercare di arrestarle; lasciate che le associazioni fluiscano, ma non siate attive. Con l'altra parte della mente, invece, lavorate a questo nuovo esercizio, che è attivo. Ben presto, scoprirete di avere il principio di un nuovo tipo di 'cervello', e allora l'altra parte diventerà completamente passiva. È molto importante che conosciate il corpo come un tutto, in questo esercizio. Molto importante". La "nuova funzione" di Ouspensky sembra corrispondere al "nuovo cervello" di Gurdjieff.

Che Gurdjieff assegnasse ripetizioni in lingua straniera, lo racconta Louise March a proposito del giovane Michel de Salzmann. 

In conclusione, non sembra inverosimile che Gurdjieff e Ouspensky insegnassero esercizi simili per lo sviluppo dell'attenzione.

Un'ultima osservazione. Tornando a Undiscovered Country, prima di cominciare un nuovo esercizio Gurdjieff faceva giurare che esso non sarebbe stato usato solo per se stessi, ma per tutta l'umanità. Secondo Kathryn Hulme, questo voto di beneficiare tutti attraverso la propria pratica aveva "un effetto potentissimo".


Le fronde onde s’infronda tutto l’orto
dell’ortolano eterno, am’io cotanto
quanto da lui a lor di bene è porto.

giovedì 5 novembre 2015

Dopo Gurdjieff


Dopo la morte di Gurdjieff e Ouspensky, diversi loro studenti si rivolsero ad altre vie spirituali. Sul versante ouspenskyano, Francis Roles passò all'induismo attraverso il guru Shantananda Saraswati, Rodney Collin al cattolicesimo. Sul versante gurdjieffiano, si convertirono al cattolicesimo Bennett e Kathryn Hulme. Com'è noto, Bennett ebbe anche frequentazioni sufi. Lo studente gurdjieffiano Pierre Elliott nel 1977 venne nominato "sheikh mevlevi" in una confraternita derviscia. William Segal divenne buddhista zen, Paul Anderson si rivolse al buddhismo tibetano. Hugh Ripman racconta nella sua autobiografia di incontri con insegnanti zen, sufi, taoisti. Ethel Merston, la coordinatrice del Prieuré di cui ci ha lasciato un ritratto impietoso Fritz Peters, andò a vivere in India negli anni Trenta e divenne devota di Ramana Maharshi. Di quest'ultimo, ha scritto: "Se ho capito qualcosa della sua tecnica di auto-indagine, è solo grazie a Gurdjieff". Qualcosa di simile è raccontato da Bennett nella sua autobiografia, a proposito del Subud, e su Roles a proposito delle sue frequentazioni indiane. 

L'autodisciplina appresa in Quarta Via è una chiave per accedere a pratiche così diverse. Poiché la Quarta Via è fatta per essere praticata sempre e dovunque, il suo pilastro, il ricordo di sé, funziona anche tra i sufi e nei dojo zen. Anzi, secondo Ouspensky, se uno non ricorda se stesso, non può meditare.

Esplorando altri cammini, molti di questi "transfughi" avevano la sensazione di stare continuando in altra forma il Lavoro di Gurdjieff, se non addirittura di stare adempiendo un obbligo nei suoi confronti. Si trattava di un arricchimento reciproco: la pratica della presenza appresa in Quarta Via rendeva più proficue le altre tecniche, queste ultime a loro volta sembravano aprire nuovi scenari nel Lavoro o favorire il superamento di un intervallo. Secondo Bennett, "il metodo di Gurdjieff dipendeva per la sua efficacia dalla sua presenza, per cui alla sua morte divenne ineffettivo. Più precisamente, esso dipendeva dalla trasmissione di una particolare energia o sostanza che Gurdjieff possedeva in quantità limitata" (Bennett, Transformation). A detta di Bennett, altri studenti gurdjieffiani (Reginald Hoare, Aubrey Wolton) erano giunti alla conclusione che "era impossibile seguire il sistema di Gurdjieff senza il suo personale aiuto" (Bennett, Subud). Inoltre, prima di morire il Maestro caucasico gli avrebbe detto: "Non resterai solo, dopo di me verrà qualcun altro" (Bennett, Witness).

A fronte di queste posizioni, ci furono quelli che invece ritenevano tali sconfinamenti deviazioni dal vero Lavoro. Secondo James Moore, "Il fiume dell'esoterismo ... si indebolisce, non si rafforza, attraverso l'incauta contaminazione con affluenti tributari" (da W.J. Thompson, J.G. Bennett's Interpretation of the Teachings of Gurdjieff).

Ma con l'eccezione di Ethel Merston e Kathryn Hulme, tutti i personaggi citati in apertura hanno una cosa in comune: sono stati insegnanti di Quarta Via, per gruppi più o meno grandi, sino alla fine dei loro giorni. La sensazione è che se fossero rimasti immuni a "contaminazioni", ciò non sarebbe successo.


Le fronde onde s’infronda tutto l’orto
dell’ortolano eterno, am’io cotanto
quanto da lui a lor di bene è porto.